mercoledì 28 ottobre 2026

Rendering pre-calcolato con COG multiscala, PyQGIS e GDAL

Ottimizzare progetti QGIS su LAN: un procedimento sperimentale per velocizzare la consultazione in rete

(Tempo di lettura 9 minuti)

Contenuto in sintesi 

  • Da dove nasce il problema: un progetto QGIS, con un’elevato contenuto informativo e funzionale, può lavorare in modo fluido sul computer su cui viene sviluppato ma diventa lentissimo quando lo si condivide con i colleghi attraverso la rete aziendale.
  • La soluzione: calcolare in anticipo il rendering del progetto a più scale e renderlo disponibile come un unico Cloud Optimized GeoTIFF (COG).
  • Come funziona: uno script in Python, da caricare tra gli algoritmi di Processing, produce il rendering del progetto a tre scale e GDAL lo assembla in un raster ottimizzato multiscala, da usare al posto dei layer originali alle scale di consultazione più comuni.
  • Risultati dei test: rendering medio da 63,58 s a 1,29 s (circa 49,3× più veloce); traffico di rete durante il rendering da 3.317 MB a 39,6 MB (circa −99%).
  • Il limite principale: il file raster è una «fotografia» del progetto. Va bene per consultare la mappa, non per identificare o selezionare oggetti, e va rigenerato quando cambiano dati o stili.
  • Codice: prototipo non ancora revisionato da sviluppatori esperti, disponibile su GitHub con licenza CC BY-SA 4.0.
  • Contesto: questo contributo descrive la soluzione presentata a Trento nel corso dell’evento FOSS4G-IT & OSMit 2026.

Breve glossario per apprendisti GIS

  • COG (Cloud Optimized GeoTIFF): immagine raster che mantiene la stessa estensione .tiff di un GeoTIFF ma risulta organizzata internamente in modo da permettere letture selettive. Viene supportato nativamente da QGIS tramite le librerie GDAL. 
  • Tile (tassello): porzione minima dell’immagine, di norma 512×512 pixel, che può essere letta singolarmente.
  • Overview (panoramica): versione a risoluzione ridotta della stessa immagine, come i livelli di zoom di una mappa online.
  • VRT (Virtual Raster): file virtuale che combina più raster in un mosaico virtuale, senza duplicare i dati.
  • Sovrascrittura definita dai dati (data-defined override): meccanismo che rende dinamiche le proprietà grafiche dei layer, come dimensione, colore,  rotazione, posizione e visibilità in base alla scala, calcolandole dagli attributi del layer o da espressioni.
  • PAL (Placement Automatique de Légendes o Placement Algorithm): il motore di etichettatura di QGIS.
  • Cache fredda / calda: alla prima lettura (cache fredda o “cold cache”) GDAL deve aprire il raster e leggerne i metadati; nelle successive (cache calda o “hot cache”) parte di queste informazioni sono già in memoria .

Il problema: un progetto locale che fatica sulla LAN

«GISDIS FVG» è un applicativo basato su QGIS, dedicato all’attività istruttoria e cartografica correlata alla programmazione e realizzazione delle opere di difesa del suolo nella Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Si avvale di codice PyQGIS personalizzato che estende le funzionalità di QGIS e permette di accedere a servizi API remoti, di recuperare in tempo reale foto, relazioni conservate su server SharePoint, dati OpenCUP, e di consultare servizi WMS (PGRA, catasto, ortofoto IRDAT, ISPRA). Comprende oltre 60 layer vettoriali tematizzati, 29 dei quali visibili alla scala di apertura e raster di sfondo (ortofoto, HillShade, rilievo ombreggiato a tinte ipsometriche).

Finché i livelli informativi del progetto sono memorizzati in locale, la fruibilità risulta adeguata e l’interazione gestibile. La criticità si presenta quando viene distribuito su una condivisione di rete NTFS: in tale circostanza il trasferimento dei dati dal server al client risulta limitato dalla larghezza di banda. La causa più probabile è l'elevato volume di dati che transita sulla rete condivisa da tutta la struttura regionale, ciò porta a un aumento della latenza che rende poco reattiva la navigazione cartografica.

Non essendo possibile diminuire il numero di layer né semplificare il progetto, ho cercato di ridurre il carico computazionale necessario per rappresentare la mappa alle scale più usate, spostando una parte dell’elaborazione dalla fase di consultazione a una fase di preparazione.


Il progetto GISDIS alla scala di apertura: 29 layer visibili, escluso il layer puntuale degli interventi di difesa del suolo.

La strategia adottata: due soluzioni combinate

La soluzione combina due procedimenti distinti:

  1. Pre-renderizzare il progetto. Invece di far disegnare a ogni zoom i 29 layer, con stili, regole di visibilità ed etichette, QGIS legge un’immagine già pronta ottenuta sovrapponendo i layer visibili all’apertura della mappa con tutti i loro dettagli stilistici, comprese le regole di sovrascrittura definita dai dati.
  2. Usare il formato COG. L’immagine è organizzata in modo che il software legga solo i tasselli e il livello di risoluzione necessari alla vista corrente, senza caricare tutto il file.

I benchmark, riportati più avanti, confrontano il progetto tradizionale con quello ottimizzato e misurano quindi l’effetto combinato delle due soluzioni parziali, non solo il contributo del formato COG.


Nello schema a sinistra viene rappresentato il PC client che legge dalla rete 29 layer e servizi WMS; in quello a destra il client QGIS che legge pochi tasselli da un solo file COG

COG e GeoTIFF classico: che cosa cambia

Il COG non è un formato nuovo: è un GeoTIFF ma con una disposizione interna ottimizzata. Il tiling divide l’immagine in tasselli; le overview memorizzano versioni a risoluzione ridotta, pronte per le scale più piccole. Nel GeoTIFF classico i pixel sono memorizzati in sequenza, senza una struttura per l’accesso selettivo. Ciò comporta che la lettura dalla rete, dopo uno zoom o uno spostamento, può diventare dispendiosa in termini di elaborazione. Invece, con il formato COG, se il software utilizzato risulta compatibile, vengono letti solo i blocchi e i livelli di risoluzione pertinenti all’area della mappa visualizzata sullo schermo.

Per effettuare una conversione con GDAL, da GeoTIFF a COG, dalla riga di comando (CLI) di OSGeo4W:

gdal_translate in.tif out.tif -of COG -co COMPRESS=LZW

Nella presente soluzione, il raster classico misura 16.682 × 9.013 pixel e pesa circa 131 MB. La versione COG multiscala ha tre livelli a 150 DPI (11.898 × 6.456, 5.952 × 3.228 e 2.976 × 1.614 pixel) e pesa circa 94 MB in totale. I due raster non hanno lo stesso contenuto, quindi il confronto è indicativo, e i valori dipendono da dati, compressione e parametri.

Una piramide pensata per le scale di consultazione

Il prototipo dello script per Processing «Render_Multiscale_Cog_Proc.py» prepara tre scale di riferimento: 1:150.000 (livello base), 1:300.000 (overview 2×) e 1:600.000 (overview 4×). Sotto 1:100.000 il progetto passa alla visualizzazione dei layer QGIS originali. La configurazione predefinita è tarata su territori inferiori a 30.000 km².


Piramide isometrica del COG con tre livelli di risoluzione (1:600.000, 1:300.000, 1:150.000) divisi in tasselli 6x6

Il raster è una fotografia cartografica del progetto a queste scale: consente una consultazione rapida, ma non sostituisce i layer originali quando servono interazione, selezione degli oggetti o consultazione degli attributi.

Per ovviare in parte a questo limite, nel progetto GISDIS FVG viene caricato sopra il COG un layer puntuale con i singoli interventi di difesa del suolo, che può essere interrogato per ciascuna opera censita. Per semplicità espositiva risulta escluso dalla presente trattazione.

A differenza del formato MBTiles, che di norma prevede tasselli in Web Mercator con livelli di zoom prefissati, il COG mantiene il sistema di riferimento proiettato del progetto (in questo caso RDN2008 / TM33) e permette di calcolare le overview in base a risoluzioni corrispondenti alle scale di consultazione. In questo modo, il passaggio tra raster e layer vettoriali originali, che avviene alla scala 1:100.000, risulta più regolare, senza evidenti salti di scala o scatti visivi. 

Quando deve mostrare una vista, il client non legge l’intero livello informativo: GDAL individua i tasselli che intersecano l’estensione e la scala correnti e chiede solo i loro byte. Da un server web le richieste sono trattate come HTTP «Byte-Range», mentre se ci si trova su una rete condivisa, come in quella regionale, vengono effettuate letture parziali del file dal server di rete (SMB/NTFS). Lo schema seguente mostra il caso di 4 tasselli su 36, circa l’11% dei tasselli del livello.

Lo script PyQGIS: automatizzare il rendering

Lo script «Render_Multiscale_Cog_Proc.py» si carica tra gli algoritmi di Processing di QGIS.

Prima utilizzando l’opzione “Aggiungi Script agli Strumenti” che compare cliccando l’icona Python

In seguito lanciando l’algoritmo presente in Script ➔ GISDIS FVG

L’algoritmo visualizza una finestra di dialogo, simile alla tabella sotto riportata, contenente l’estensione presa da un layer di riferimento (o da specificare manualmente) ed altri parametri predefiniti ma modificabili, e produce i materiali intermedi per costruire il COG.

Parametro Valore predefinito Note
Layer di riferimento per l’estensione — La sua estensione diventa l’area di rendering; in alternativa si inserisce un’estensione manuale
DPI di rendering 96 La risoluzione in metri/pixel è calcolata da scala e DPI, predefinito 96 consigliato 150 DPI
Colonne / righe della griglia 6 / 6 6 × 6 = 36 tile per scala
Scale incluse 1:150.000, 1:300.000, 1:600.000 Livello base e due overview (2× e 4×)
Margine scala-overview 5% Anticipa il passaggio di GDAL da un’overview all’altra
Compressione DEFLATE, livello 9 In alternativa ZSTD (decompressione più veloce su LAN)
Cartella di output C:\temp\cog_fvg Tile PNG, file .bat e .py intermedi

Una scelta importante: le etichette

Per ogni scala vengono elaborati tutti i dettagli stilistici, compresa la sovrascrittura definita dai dati e, successivamente, viene renderizzata l’intera estensione in un’unica immagine, infine viene ritagliata in tasselli. In questo modo il motore PAL di QGIS posiziona le etichette una volta sola, e si evita che le stesse risultino tagliate, duplicate o disallineate lungo i bordi tra tile adiacenti.

Il flusso di lavoro in due fasi

Fase A – Rendering in QGIS

  1. L’algoritmo produce un’immagine completa per ciascuna delle tre scale.
  2. Ogni immagine viene suddivisa in 36 tile PNG.
  3. Vengono generati i file build_cog.bat e inject_ovr.py per la fase successiva.

Fase B – Assemblaggio con GDAL. Si esegue build_cog.bat dalla riga di comando di OSGeo4W, che svolge in modalità predefinita le seguenti operazioni:

  1. gdal_translate: i tile PNG diventano 108 GeoTIFF georeferenziati.
  2. gdalbuildvrt: tre Virtual Raster, uno per scala.
  3. gdal_translate: tre GeoTIFF compressi, uno per scala.
  4. viene utilizzato il file inject_ovr.py per ottenere il COG finale, con overview reali.

Diagramma di flusso delle fasi A e B

Il raster COG così assemblato, può essere considerato un "tile server embedded" nel GeoTIFF, ma senza la necessità di un server dedicato.

Quando va rigenerato

Il COG è un’istantanea: se cambiano dati o stili, le fasi A e B vanno rieseguite, quindi conviene pianificare la rigenerazione in base alla frequenza con cui si aggiornano i dati. 

I benchmark: tempi di rendering e traffico di rete

Condizioni di prova. È stato usato QgsMapRendererParallelJob su una canvas di 1920 × 1080 pixel, con 29 layer e sistema di riferimento EPSG:6708 (RDN2008 / TM33). Macchina: Dell Precision Tower 3620 (Intel Xeon E3-1245 a 3,50 GHz, 32 GB di RAM, SSD), Windows 10, QGIS 3.34.15 LTR. Rete aziendale regionale. Il traffico è stato misurato con netstat -e a intervalli di 500 ms: misura l’interfaccia di rete, quindi include anche l’eventuale altro traffico della macchina. I risultati vengono da cinque esecuzioni isolate e non sono una garanzia per ogni configurazione.

Tempi di rendering

  • Media su 5 esecuzioni: 63,58 s per il progetto tradizionale, 1,29 s con il COG multiscala (circa 49,3× più veloce).
  • Prima esecuzione, a cache fredda: 71,88 s contro 4,18 s (circa 17,2×). Qui GDAL deve aprire il file in rete e leggerne metadati e indice dei tasselli.
  • Esecuzioni successive: il COG si assesta intorno a 0,56–0,58 s, mentre il progetto tradizionale continua a oscillare tra circa 54 e 72 s. La media di 1,29 s del COG include la prima esecuzione a freddo.

Grafico a barre dei tempi di rendering in 5 esecuzioni: 54–72 s con il progetto tradizionale, da 4,2 a 0,6 s con il COG.

Il tempo di apertura del progetto resta sostanzialmente uguale (18,25 s contro 17,49 s): il vantaggio riguarda il disegno della mappa, con un guadagno medio pari a circa 50 volte, con punte di 107 volte se si esclude il primo avvio a cache fredda.

Traffico di rete

Durante il rendering sono stati misurati circa 3.317 MB per il progetto tradizionale contro 39,6 MB con il COG (circa −99%). Durante il caricamento del progetto, 163 MB contro 113 MB (circa −30%).

Indicatore Progetto tradizionale COG multiscala Variazione
Rendering medio 63,58 s 1,29 s ≈ 49,3× più veloce
Rendering, prima esecuzione 71,88 s 4,18 s ≈ 17,2× più veloce
Caricamento del progetto 18,25 s 17,49 s sostanzialmente uguale
Traffico durante il rendering 3.317 MB 39,6 MB ≈ −99%
Traffico durante il caricamento 163 MB 113 MB ≈ −30%

Il risultato è davvero uguale?

Il confronto dei tempi conta poco se le mappe prodotte con questo script non sono all’altezza delle aspettative. Quelle ottenute alle scale 1:600.00 e 1:300.000 risultano poco significative per un raffronto dei dettagli cartografici, mentre risulta conveniente confrontare due viste alla stessa scala 1:150.000 : a sinistra i 29 layer live, a destra il COG.

Vista progetto con 29 layer caricati Aspetto grafico con un solo raster COG

Come si può notare le differenze riguardano essenzialmente le dimensioni di due etichette, una relativa al toponimo "Tolmezzo (Tumieç)" e l'altra all'idronimo "Lago di Cavazzo", dovute, essenzialmente, all'opportunità di migliorare la messa a punto delle regole di visibilità dipendenti dalla scala utilizzate nei rispettivi stili del carattere dell'etichetta.

Perché COG invece di MBTiles?

MBTiles è un formato molto diffuso per distribuire tile cartografiche, ma in questo caso il COG era il più adatto in quanto mantiene il sistema di riferimento proiettato del progetto e permette di ottenere overview a risoluzioni adatte alle scale di consultazione. Non è una scelta universale: dipende dal software di destinazione, dal sistema di riferimento richiesto, dal tipo di distribuzione e dalle esigenze di aggiornamento.

Aspetto MBTiles COG multiscala
Sistema di riferimento Flusso orientato a Web Mercator (EPSG:3857), con riproiezione rispetto al sistema di lavoro Mantiene quello del progetto (qui RDN2008 / TM33)
Dimensione per GISDIS circa 430 MB circa 94 MB
Livelli di scala Livelli di zoom interi (0–22) Overview a risoluzioni scelte, adatte alle scale locali
Aggiornamento Pacchetto da rigenerare ad ogni aggiornamento Va rigenerato anche il COG (fasi A e B)
Standard de-facto Mapbox, non OGC OGC (2023)

Limiti e avvertenze

  • Il codice è un prototipo. É stato sviluppato per tentativi successivi con il contributo di Claude.ai (Sonnet 4.6) ed è stato verificato soprattutto sulle opzioni che servivano al progetto di difesa del suolo e non è stato ancora revisionato da sviluppatori esperti. Provatelo su copie dei dati, controllate i risultati cartografici e validate il comportamento prima di usarlo in produzione.
  • Si tratta di una fotografia. Identificazione, selezione, interrogazione degli attributi e aggiornamento dei dati restano affidati ai layer originali, disponibili alle scale per cui è previsto il passaggio alla visualizzazione live.
  • Quando conviene. La strategia è adatta ai progetti in cui la consultazione prevale sull’interazione con il singolo oggetto, per territori fino a circa 30.000 km².

Il codice, la descrizione implementativa e i test sono disponibili su GitHub, con licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0):

github.com/PianeBen/Render-Multi-Scala-COG

Sulle spalle dei giganti: il valore del FOSS4G

Un pensiero di gratitudine va a chi ha costruito le basi su cui questo script si appoggia. Alcune tappe, per ricordarlo.

  • gli algoritmi di proiezione in C scritti da Gerald Evenden nel 1983, oggi alla base di PROJ;
  • il desiderio di Gary Sherman di avere un GIS leggero su Linux nel 2002, da cui nacque QGIS, portato alla comunità globale anche grazie a Tim Sutton;
  • Martin Dobiaš, che nel 2006 aprì QGIS a Python con i binding PyQGIS;
  • Frank Warmerdam, che nel 1998 iniziò a scrivere GDAL, oggi mantenuta da Even Rouault, autore anche del driver COG;
  • Guido van Rossum, che nel 1989 inventò Python;
  • Andrej Markov, che nel 1913 elaborò il primo «modello linguistico» analizzando la successione delle lettere nell’Evgenij Onegin di Puškin.

Gli strumenti basati su modelli linguistici possono aiutare a esplorare soluzioni e prototipi, ma non sostituiscono la verifica tecnica, i test riproducibili e il confronto con la comunità FOSS4G.

Ogni piccolo o grande traguardo è solo una tappa, sebbene limitata, frutto di attività di ricerca teorica e pratica, sviluppo di codice e condivisione globale, trasparente e nativamente Open Source : questa è la vera forza del FOSS4G.

Tutti i video degli interventi dell'evento GFOSS.it 2026 sono disponibili sulla pagina YouTube di FOSS4g.IT - OSMit 2026.

Di seguito riporto la presentazione dalla quale è stato tratto quanto sopra.



Per approfondire

CC-BY Daniele Samez

Ultimo aggiornamento 29.10.2026

sabato 10 agosto 2024

Differenze tra i sistemi di riferimento EPSG 4326 e EPSG 3857

Come distinguere facilmente le coordinate geografiche da quelle piane
(Tempo di lettura 4 ')

Capita spesso di utilizzare l'EPSG 4326 come sistema di riferimento in QGIS per visualizzare le coordinate geografiche WGS84 acquisite attraverso i dispositivi di telefonia mobile o per gestire file .KML/.KMZ prodotti con GoogleEarth ovvero per il WEB Mapping con QGIS, tanto che talvolta ci si dimentica che l'EPSG:4326, basato sull'ellissoide WGS84, non è una proiezione vera e propria ma viene rappresentata planimetricamente considerando le coordinate geografiche della latitudine e della longitudine come delle coordinate cartesiane, vedasi proiezione cilindrica equidistante.



EPSG  4326 : sistema di riferimento geografico basato sull'ellissoide WGS84 , da notare l'evidente distorsione verso le alte latitudini N e S 

Se invece utilizziamo i servizi WMS come OSM o GoogleMaps (vedi plugin QuickMapService), il sistema di riferimento predefinito da QGIS viene impostato in EPSG 3857 o Web Mercator, una variante della proiezione di Mercatore, che rappresenta un sistema di coordinate proiettato dalla superficie di una sfera, approssimando la Terra a una sfera perfetta, su un cilindro tangente ad essa all'equatore. Il cilindro viene quindi srotolato per ottenere la mappa planare. Ciò introduce importanti distorsioni non solo delle aree situate in prossimità dei poli ma anche di quelle poste alle nostre latitudini, dell'ordine di h=√(1- e²sen²(φ))/cos(φ) ≅ 1/cos(φ) ovvero una distanza di 100 m misurata sulla mappa in EPSG 3857 corrisponde, alla latitudine di 46°N, a un lunghezza nella realtà di  100 / h ≅ 70 m , con un errore lineare in eccesso del 44 %  .

TrueSize
EPSG 3857 : la proiezione di Mercatore esagera le aree lontane dall'equatore.

Autore : Jakub Nowosad, CC BY-SA 4.0 - Fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Worlds_animate.gif

Per questi motivi, tale sistema di riferimento risulta inadatto per effettuare misurazioni cartografiche, sebbene espresso in metri con assi (Est, Nord). Infatti, non si tratta di un sistema di riferimento autonomo ma, più propriamente, di una proiezione delle classiche coordinate ellissoidiche basate sulla latitudine e longitudine, che si potrebbe definire "simil-Mercatore". Sebbene nelle mappe di Google e OSM questa proiezione risulti applicata alle coordinate ellissoidiche (geografiche) WGS84 e quindi utilizzi come sistema di riferimento il predetto WGS84, andrebbe accuratamente evitata per operazioni metriche in quanto affetta da distorsioni geometriche significative. Risulta sostanzialmente sviluppata per semplificare la visualizzazione e consentire lo scorrimento fluido delle mappe all'interno della piccola superficie piana delimitata dallo schermo di un PC, senza la necessità di svolgere calcoli più complessi. Si potrebbe affermare che siamo in presenza di un'astuta soluzione informatica piuttosto che di una rigorosa proiezione cartografica. 


Come noto, la differenza più evidente tra coordinate geografiche, definite da una coppia di numeri che rappresentano latitudine ( φ ) e la longitudine ( λ ), mentre la quota ortometrica o geoidica h viene spesso omessa, e le coordinate piane (X o Est, Y o Nord), attenzione all'ordine degli assi che cambia a seconda delle convenzioni è che le prime vengono espresse in gradi mentre le seconde in metri e ciò risulta facilmente distinguibile nella casella Coordinata della barra di stato ( ① ) di QGIS o nelle colonne delle coordinate di un file .CSV, attraverso la seguente regola semplificata:


EPSG 4326 : utilizza un sistema di coordinate geografiche relative a una superficie curva 3D dove le misure sono espresse in gradi in modalità predefinita, quindi la parte intera delle coordinate in FVG avrà sempre due cifre, da (45,...°N 12,...°E)  a (46,...°N 14,...°E) però con molti decimali dopo la virgola (per aumentare i decimali in QGIS: Progetto➝ Propietà➝ Generali➝ Precisione coordinate➝  Manuale ➝   modificare il valore di defalut);



EPSG  4326 : l'immagine apparentemente piatta ma visibilmente deformata è in realtà la rappresentazione di un sistema di riferimento geografico 3D nel quale le misure sono angolari, qualora non definito altrimenti nella scheda Misure della proprietà del progetto.

EPSG 3857 : utilizza un sistema di coordinate proiettate su superficie piana 2D, espresse in metri, che in Regione può variare da (1285650, 5653209) a (1620541, 5918317) , quindi con la parte intera costituita da sette cifre e con assenza o pochi decimali dopo la virgola.


EPSG  3857 : sistema di riferimento pseudo-proiettato dove le misure sono espresse in metri

Premesso che tali pseudo proiezioni dovrebbero essere adottate esclusivamente per rappresentazioni di geometrie acquisite con una precisione metrica o per trasferire dati tra applicazioni per l'escursionismo, resta il fatto che per effettuare rilievi accurati in campagna si dovrebbe ricorrere a strumenti GNSS dotati di multifrequenza e correzione (N)-RTK oppure utilizzare, in via speditiva, applicazioni come QField o MerginMaps dotati di antenna GNSS esterna.


Ad ogni modo, le coordinate vanno sempre acquisite nel sistema di riferimento ETRS89/RDN2008, scegliendo come definizione del sistema di riferimento geografico (CRS)  quello più adatto al livello di accuratezza richiesto per il rilievo, l'EPSG 6706 per misure geodetiche di alta precisione su distanze estese o qualora si intende operare direttamente sull’ellissoide, mentre andrebbe utilizzato il sistema di riferimento rigorosamente proiettato EPSG 6708 ovvero RDN2008-TM33 per effettuare operazioni sul terreno fino alle distanze in cui l’errore rimane entro i limiti di tolleranza prefissati.

Infatti, nella proiezione UTM (cilindrica trasversa di Gauss), il cilindro risulta secante all’ellissoide lungo il meridiano centrale, dove la deformazione lineare o fattore di scala assume il valore 0,9996 e le misure in direzione Est-Ovest prese sul terreno si contraggono del 0,04%, mentre spostandosi verso i bordi del fuso (±3°) le distanze vengono dilatate di un fattore pari a 1,0004. Di conseguenza, se sul terreno misuriamo 10 km (limite del campo topografico) con lo strumento impostato su EPSG 6708 (UTM 33N basato su RDN2008), sulla carta otterremo 9 .996 m lungo il meridiano centrale e 10. 004 m ai margini del fuso. Le deformazioni planimetriche possono pertanto raggiungere valori di circa  ±40 cm/km.

Tenuto conto che se non si applicano correzioni aggiuntive le distanze reali misurate sul terreno si deformano sempre passando alla carta UTM o viceversa, se due punti sul terreno distano 10 km, si deve prima ridurre la distanza all'ellissoide moltiplicandola, se in corrispondenza del meridiano di riferimento, per 0,9996 e successivamente proiettarla sul piano carta con le formule geodetiche. Viceversa se la distanza tra due punti sulla carta UTM è di 10 km, prima deve essere divisa per il modulo di deformazione lineare e poi aumentata per portarla alla quota media dei due punti, per ottenere la distanza reale.

A tale proposito si segnala che per il calcolo delle aree in QGIS esistono due formule:

  • $area : che restituisce l'area dell'elemento corrente calcolata sull'ellissoide impostato nella scheda Misure delle proprietà generali del progetto (Progetto ➥ Propietà ➥ Generali ). Se nessun ellissoide è stato impostato allora l’area calcolata sarà planimetrica
  • area(@geometry) :  che restituisce l’area planimetrica di un oggetto geometrico poligonale, basata sul Sistema di Riferimento Spaziale (SR) di tale geometria, in cui le unità di misura dell’area restituita corrisponderanno alle unità di misura del SR .

Da notare che se una proiezione utilizza i metri come unità di misura non significa che rappresenta le aree in modo accurato, per cui se dobbiamo calcolare con precisione superfici conviene utilizzare una proiezione equiareale.


L'accuratezza degli attuali ricevitori GNSS presenti nei comuni dispositivi di telefonia mobile non consente ancora di raggiungere precisioni decimetriche, attestandosi secondo alcune fonti attorno ai 5-20 m per smartphone a singola frequenza e 3-6 m per quelli a doppia frequenza, pertanto insufficiente per apprezzare le differenza tra un SR non agganciato come l'EPSG 4326 e uno solidale alla placca europea come l'EPSG 6706. Tale situazione potrebbe cambiare grazie alla graduale attivazione, a partire dal gennaio 2023, del servizio Galileo E6-B (High Accuracy Service), tuttavia, per poterle apprezzare bisognera attendere la disponibilità sul mercato di smartphone capaci di elaborare il nuovo segnale E6-B ad alta precisione per il posizionamento preciso dei punti (PPP).


Fonti:
CC-BY-Daniele Samez 
Aggiornato in data 18.10.2026



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